L’analisi tecnica della Sentenza della Corte d’Appello di Milano, n. 3460 del 16 dicembre 2025

di Giacomo Conti

 

Questa analisi tecnica è redatta esclusivamente per Titolari, General Counsel e Responsabili Acquisti di aziende che operano in regime di subfornitura (Legge 192/98), non importa se PMI o medio grande, perché se la tua azienda dipende per oltre il 25% del fatturato da un unico committente, quello che stai per leggere è il tuo piano di emergenza.

 

Nel mercato B2B di oggi caratterizzato da filiere integrate e partnership sempre più strette, il confine tra sinergia strategica e trappola di dipendenza è spesso estremamente sottile.

La recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano (Sez. III, n. 3460/2025) interviene con precisione chirurgica nel definire i perimetri dell’articolo 9 della Legge 192/98, offrendo un’interpretazione che ogni organo amministrativo dovrebbe monitorare con attenzione.

La sentenza chiarisce un principio fondamentale in tema di onere probatorio, ossia che la tutela legale contro l’abuso di dipendenza economica non è un automatismo derivante dalla sola disparità dimensionale e di potere economico tra le parti, ma rappresenta il risultato di una rigorosa dimostrazione tecnica e documentale.

Secondo l’orientamento espresso dai giudici milanesi, la configurazione di un’ipotesi di abuso richiede l’accertamento di due pilastri concorrenti che spostano l’onere della prova in modo significativo verso l’impresa asseritamente debole.

Il primo requisito oggettivo riguarda la sussistenza di una reale situazione di dipendenza, definita tecnicamente come “Lock-in”. Non è sufficiente riscontrare un’asimmetria di diritti e obblighi nel testo contrattuale, ma occorre dimostrare che tale squilibrio sia eccessivo e che il contraente che lo subisce risulti privo di reali alternative economiche sul mercato. Questa condizione si manifesta tipicamente quando l’organizzazione aziendale progetta i processi produttivi e gli investimenti, anche preventivando immobilizzazioni di risorse e capitali, in vista di quel singolo rapporto. Sotto il profilo della prova negativa, gli investimenti verso il fornitore principale dovrebbero rendere impossibile o eccessivamente oneroso differenziare l’attività in tempi brevi. In questo scenario, il partner commerciale cessa di essere un cliente per trasformarsi in un monopolista di fatto dell’impresa e arriva ad esercitare un’influenza dominante sulla controparte contrattuale debole.

Il secondo pilastro dell’analisi riguarda l’elemento soggettivo, ovvero l’abuso propriamente detto. La condotta della parte dominante deve risultare arbitraria e contraria ai canoni di buona fede e correttezza. La Corte richiede la prova di un’intenzionalità vessatoria perpetrata in vista di fini che esulano dalla lecita iniziativa commerciale o da un apprezzabile interesse dell’impresa dominante. Si tratta di un passaggio critico in quanto la condotta non è abusiva se risponde a una logica di mercato razionale, anche se dura; ma lo diventa quando scivola nella prevaricazione fine a se stessa o nell’elusione del vincolo fiduciario.

Dalla lettura della sentenza emerge quanto l’onere della prova sia gravoso per il “pesce piccolo”.

Dimostrare contemporaneamente l’assenza di sbocchi alternativi e l’intento malevolo della controparte richiede una profondità di analisi che non può essere improvvisata nella fase patologica del rapporto, ma deve essere gestita e pianificata a monte.

Questo scenario ci impone di ripensare radicalmente gli archetipi dei cosiddetti contratti B2B di terzo tipo, dove la libertà negoziale è spesso un simulacro che nasconde rapporti di forza strutturalmente sbilanciati.

In questo contesto, il ruolo dell’Ingegneria Giuridica applicata alla compliance contrattuale diventa determinante.

La gestione del rischio non può più essere reattiva, limitata al tentativo di sanare un recesso improvviso o una modifica unilaterale delle condizioni.

È necessaria, già in sede di redazione del contratto, una mappatura preventiva delle asimmetrie che permetta di valutare se la crescita di fatturato con un unico grande partner stia creando una vulnerabilità sistemica.

Proteggere l’autonomia economica, attraverso l’audit costante dei contratti e la strutturazione di clausole di salvaguardia, non è un mero esercizio di teoria legale, ma una necessità di business imprescindibile per chiunque voglia operare in mare aperto senza restare intrappolato in un acquario dove altri possono decidere, in ogni momento, di interrompere il flusso di ossigeno.

BREVE DESCRIZIONE DEL CONVEGNO

Convegno di studi avente ad oggetto: “L’informatica e il diritto dei contratti: Blockchain e Smart Contracts

Data: Martedì 31 maggio 2022 – ore 14.30 – 18.30

Luogo del convegno: Sala Crociera di Giurisprudenza presso Università degli Studi di Milano in Via Festa del Perdono n. 7

RELATORI E INTERVENTI

14.30 – Registrazione dei partecipanti

15.00 – Saluti introduttivi

Prof. Lucio Camaldo – Presidente Algiusmi – Università degli Studi di Milano

Coordina: Avv. Massimo Burghignoli – Past President Algiusmi

15.30 – Blockchain e smart contracts: caratteristiche e possibili ambiti di applicazione

Prof. Francesco Delfini (Ordinario di diritto civile – Università degli Studi di Milano)

16.00 – Le nuove frontiere dell’informatica giuridica in ambito contrattuale

Prof. Giovanni Ziccardi (Associato di informatica giuridica – Università degli Studi di Milano)

16.30 – La regolamentazione sovranazionale

Dott.ssa Benedetta Cappiello (Ricercatrice di diritto internazionale – Università degli Studi di Milano)

17.00Lo smart contract fra realtà e falsi miti: un contratto né smart contract. Passato, presente e futuro dei contratti intelligenti

Avv. Giacomo Conti (Avvocato del Foro di Milano – Socio Algisumi)

17.30 – Interventi programmati e dibattito

18.30 – Chiusura dell’incontro

BREVE DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO DELL’AVV. GIACOMO CONTI

L’intervento al convegno presso l’Università Statale di Milano organizzato dall’Associazione Algiusmi, è strutturato in una parte di introduttiva dove, per brevissimi cenni, si  affronta l’evoluzione storica e sociologica del contratto dalla prima rivoluzione agricola fino all’era dell’informazione. Verrà messo in luce il rapporto fra uomo e tecnologia nella società contemporanea evidenziando come l’evoluzione tecnologica arrivi a mutare e riformare le modalità attraverso le quali la volontà delle parti si esprime e si esegue nell’ambito di un vincolo giuridico.

Nella seconda parte si approfondirà lo stato dell’arte, natura e applicazioni dello smart contract, mettendo in luce come lo stesso non sia né smart contract, bensì un programma informatico finalizzato ad eseguire una volontà “programmata” delle parti.

Successivamente, l’intervento toccherà falsi miti che riguardano gli smart contract, e si analizzeranno i profili tecnici di programmazione del codice-contratto con l’analisi di esempi concreti di linee di codice. Successivamente si affronteranno le fondamenta della tecnologia blockchain alla base degli smart contract moderni, con particolare riguardo dell’attività di criptazione della registrazione su blockchain delle informazioni.

Dopo avere fatto il punto sullo stato normativo della materia, verranno analizzati gli scenari di evoluzione della materia con un’ottica esplorativa/speculativa, mettendo in luce le criticità e i profili di sicurezza della blockchain e il futuro ruolo del giurista alla nell’era dei contratti intelligenti e gli impatti dell’intelligenza artificiale sugli smart contract.

 

Scarica la locandina del convegno cliccando alla seguente risorsa: SMART CONTRAT CONVEGNO STAMPA

 

 

Scarica le slide dell’intervento dell’Avv. Giacomo Conti: Slide Smart contract