di Jacopo Sabbadini
Solo negli ultimi due mesi vi sono stati diversi attacchi alle aziende italiane. SIAE, Regione Lazio, San Carlo, solo per citarne alcuni.
Recente è lo studio di Trend Micro che dimostra come l’Italia sia, ad oggi, il terzo paese più colpito da malware, al mondo, secondo solo a Stati Uniti e Giappone.

Per queste ragioni diventa imperativo adoperarsi, non importa quanto grande sia la propria azienda, per avere delle efficaci politiche di disaster recovery e business continuity.
Partiamo da una rapida definzione:
- Per disaster recovery si intende la possibilità di riprendersi in maniera efficace da un evento atto a distruggere o compromettere gravemente la propria infrastruttura.
- Per business continuity si intendono quella serie di procedure atte a mantenere attiva la propria infrastruttura durante un evento atto a compromettere l’infrastruttura.
Pietra angolare di ogni procedura di disaster recovery è una corretta politica di backup; questa deve essere pensata per essere automatica e sicura, in modo tale da evitare da un lato la perdita potenziale di dati, dall’altro il backup della minaccia stessa.
Per questa ragione si consiglia sempre di eseguire backup asincroni, in ridondanza su più unità, e solo dei file effettivamente importanti, mai dell’intero sistema; questo proprio per evitare di portarsi dietro, con il backup, anche un potenziale malware, rendendo quindi inutile la procedura stessa.
In aggiunta, i sistemi su cui vengono eseguiti i backup dovrebbero trovarsi su una rete particolare, non raggiungibile dalle altre, se non nel momento della copia dei dati o, in alternativa, completamente scollegati dalla rete.
Per quanto riguarda le procedure di business continuity invece, il concetto principale è la ridondanza. Vanno previsti più sistemi, ridondanti tra di loro, in modo tale che se uno di questi sistemi dovesse trovarsi sotto attacco, esso possa essere velocemente scollegato e rimpiazzato da un altro; in questo modo si può garantire la continuità dei servizi, anche durante un incidente.

Essenziale è anche testare le sopracitate procedure. Un po’ come per le procedure antincendio, se le procedure di backup, disaster recovery e business continuity non vengono mai testate, non importa quanto queste possano essere sicure ed efficaci sulla carta, non può esserci garanzia di reale efficacia e funzionalità.
Una buona prassi è quella di simulare quindi, periodicamente, questi scenari, in modo tale che tutti i membri dell’azienda, grande o piccola che essa sia, siano a conoscenza dei propri ruoli, e possano agire in maniera efficace quando sarà necessario.
