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Il Rage Baiting: Rischi legali, diffamazione e responsabilità etica e contrattuale dei brand che usano contenuti polarizzanti.

di Giacomo Conti – Titolare Studio Legale Conti

Il panorama del web 2.0, quello dominato dalle grandi piattaforme, si fonda su un sistema chiamato anche come dall’economia dell’attenzione, dove il tempo e l’interazione degli utenti sono la vera valuta.
In questo contesto, il fenomeno insidioso noto come Rage Baiting, inteso come la creazione deliberata di contenuti studiati per indignare o creare divisioni, sta trasformando la rabbia e la polarizzazione in un asset economico e sta creando un ecosistema digitale tossico con profili di rilevanza giuridica.
Analizziamo il fenomeno dal punto di vista legale e le responsabilità che ne derivano per i creator, le piattaforme e i brand.

⚖️ Il Paradosso Economico-Legale delle Piattaforme
Il modello di business delle grandi piattaforme digitali è basato sull’engagement: maggiore è il coinvolgimento generato dai contenuti condivisi dagli utenti, maggiori sono i ricavi pubblicitari pagati dagli inserzionisti.
Il Rage Baiting sfrutta questa logica, operando come una “deviazione patologica” che genera alte interazioni. I contenuti che generano rabbia e indignazione sono forti catalizzatori che generano like, condivisioni, interazioni e altre dinamiche profittevoli sia per i creatori di contenuti che per le piattaforme.
La voglia di fare profitto di creatori di contenuti contrasta con l’etica e, spesso, il buon senso e dà origine a numerose contraddizioni tipiche dell’era dell’informazione.
Nonostante il Rage Baiting contrasti con i Termini di Servizio (ToS) stabiliti dalle stesse piattaforme, queste hanno un interesse economico a non bloccare subito i contenuti virali, poiché l’aumento delle interazioni si traduce direttamente in maggiori ricavi pubblicitari.

⚠️ Il delicato confine fra Diritto di Critica e Diffamazione Online
La libertà di manifestazione del pensiero è tutelata, ma non è assoluta. Nel contesto digitale, il confine tra provocazione legittima e illecito viene superato con estrema facilità ed in Studio stiamo registrando dei casi di diffamazione online sempre in aumento operati sia da influencer che da gente comune che, spesso, superano i limiti del diritto di critica.
Perché, infatti, un contenuto critico possa ritenersi legittimo, il diritto di critica deve rispettare tre canoni giurisprudenziali fondamentali:
1. Continenza: Tono e linguaggio devono essere misurati, evitando l’insulto gratuito.
2. Pertinenza: I fatti discussi devono essere collegati all’oggetto della critica.
3. Verosimiglianza: I fatti allegati devono presentare un’apparenza di verità credibile, evitando la diffusione di notizie palesemente false.
Non è, pertanto, detto che il contenuto di Rage Baiting sia, in sé, diffamatorio; ma, anzi, al contrario potrebbe essere finalizzato proprio a provocare fenomeni di diffamazione.
Chiunque reagisca, infatti, a contenuti di Rage Baiting in preda all’ira deve essere consapevole che affermazioni impulsive e diffamatorie pubblicate online espongono a gravi conseguenze legali civili e penali se vengono superati i limiti del diritto di critica.
Chi cade nelle trappole del contenuto e risponde alla provocazione travalicando i limiti del diritto di critica, rischia di incorrere nel reato di diffamazione (art. 595 c.p.) che è, peraltro, aggravato quando commesso con mezzi di pubblicità come le piattaforme social e anche in richieste risarcitorie che possono essere più o meno fondate.

🤝 Le Responsabilità Etiche e Contrattuali dei Brand
Il rischio non è solo di tipo legale e non riguarda, solo l’utente medio, ma interessa anche le aziende e gli inserzionisti che collaborano con influencer o creator noti per contenuti polarizzanti.
Se da un lato la visibilità che l’inserzionista ottiene grazie al contenuto è immediata, nel medio-lungo termine si rischia di associare l’immagine aziendale a figure controverse, e l’azienda potrebbe subire danni reputazionali ingenti.
Per mitigare il rischio, le aziende dovrebbero, quindi, in primis, scegliere con estrema attenzione i creatori di contenuti con cui collaborare e servirsi anche di strumenti giuridici che in Studio consigliamo per tutelarsi da eventuali condotte difformi dai valori aziendali realizzati dall’influencer.
Sebbene il diritto non si occupa di etica in senso stretto, le aziende che sponsorizzando determinati influencer, dovrebbero munirsi di un codice etico chiedere ai creatori di aderirvi e imporre determinati obblighi contrattuali che disciplino anche regola di comportamento e di condotta.
Possiamo dire, che le aziende inserzioniste dovrebbero prevedere nei loro contratti di sponsoship con i creatori di contenuti i seguenti obblighi:
• Adesione al Codice Etico Aziendale: Imporre contrattualmente che il creator aderisca al codice etico del brand.
• Obblighi di Condotta: Inserire clausole contrattuali specifiche che disciplinino le regole di comportamento sui social media, prevedendo penali o la risoluzione in caso di condotte dannose o non allineate ai valori aziendali.
In questo modo, gli inserzionisti potrebbero tutelarsi nel caso in cui si trovassero ad essere promotori di contenuti di rage baiting polarizzanti e nocivi anche per la loro reputazione professionale.

🧠 La Migliore Difesa possibile: Educazione Emotiva e Digitale
Il quadro normativo è, a dire il vero, troppo vasto. Si possono citare, infatti, il GDPR, l’AI Act, il Regolamento Platform2Business, il Regolamento Digital Service Act e Digital Market Act, il Data Act, il Regolamento 2018/1807 relativo alla circolazione dei dati non personali e sono sicuro di essermene dimenticato qualcuno e, volutamente, non ho citato le normative nazionali e gli atti di soft law delle autorità di settore. A queste norme aggiungiamo i regolamenti contrattuali dati dai term of service delle piattaforme.
Tuttavia, la vera chiave di volta per disinnescare la trasformazione della rabbia in asset economico è l’educazione digitale, e ancor prima, l’educazione emotiva. Comprendere le dinamiche del Rage Baiting e imparare a gestire le reazioni emotive online è il primo e più potente strumento di prevenzione. Non farsi travolgere dalla rabbia significa non diventare vittime del meccanismo che alimenta il guadagno di chi diffonde contenuti tossici.
La nostra difesa legale più forte inizia con il nostro autocontrollo.